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Una storia di amore, perdita e rinascita: stasera in tv per la prima volta c'è Tre ciotole, tratto dall'ultimo libro di Michela Murgia

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Ci sono storie che nascono per ricordarci cosa significa essere davvero vivi. A ricordarci di guardare la bellezza dentro e attorno a noi. Nonostante tutto. Tre Ciotole è una di quelle storie.

Il film diretto da Isabel Coixet, applaudito all’anteprima mondiale alla 50esima edizione del Toronto Film Festival e amato dal pubblico in sala italiano, porta sullo schermo l’ultima omonima opera di Michela Murgia. Pubblicata pochi mesi prima della scomparsa della scrittrice sarda. Un’opera preziosa e dolorosa, che la regista catalana ha saputo trasformare in un cinema non del dolore.

Tre ciotole va in onda stasera alle 21.15 su Sky Cinema Uno e in streaming su Now, disponibile anche on demand in 4K. Isabel Coixet, già autrice di pellicole come La mia vita senza me e La vita segreta delle parole, torna a esplorare il territorio che conosce meglio: quello delle emozioni umane più profonde, della resilienza silenziosa, della capacità di trovare bellezza anche quando tutto sembra crollare. Con la sceneggiatura firmata insieme a Enrico Audenino, la regista trasforma i racconti di Murgia in un viaggio cinematografico che intreccia malinconia e speranza, accompagnato da un cast stellare guidato da Alba Rohrwacher ed Elio Germano. Affiancati da Silvia D’Amico, Galatea Bellugi, Francesco Carril e Sarita Choudhury.

Stasera su Sky va in onda Tre Ciotole, il film di Isabel Coixet tratto dall’ultimo libro di Michela Murgia. Con Alba Rohrwacher ed Elio Germano, una storia intima di amore, perdita e rinascita ambientata nella Roma di Trastevere (foto ufficio stampa)

La trama di Tre ciotole

Marta è un’ex atleta che ora insegna ginnastica al liceo. La sua vita viene sconvolta da una separazione apparentemente banale: dopo un litigio, il compagno Antonio, chef in rampa di lancio, decide di lasciarla. Lei reagisce chiudendosi in sé stessa, mentre l’unico sintomo che non può ignorare è l’improvvisa mancanza di appetito.

Antonio si butta sul lavoro per dimenticare, eppure non ci riesce: ogni angolo di Roma, ogni piazza, ogni supplì gli riporta alla mente il ricordo di lei. Quando Marta scopre che la perdita di appetito ha più a che fare con la propria salute che con il dolore della separazione, tutto cambia. Il sapore del cibo, la musica, il desiderio, la certezza delle scelte fatte: ogni cosa assume un significato nuovo.

Nel frattempo, attorno a lei si muove una danza di personaggi vulnerabili e forti. C’è la sorella, c’è una specialista gastroenterologa che diventa fondamentale per il suo riequilibrio fisico ed emotivo. C’è un collega di filosofia timidamente innamorato. Il film segue Marta in un percorso di trasformazione profonda, dove la protagonista scopre tutta la bellezza che non avrebbe mai potuto conoscere se le cose non fossero cambiate.

Il trailer di Tre ciotole

Il cast e i personaggi di Tre ciotole

Alba Rohrwacher porta sullo schermo tutta la complessità di Marta, una donna che «attraverso la difficoltà arriva a guardare il mondo in maniera più limpida». L’attrice, scelta personalmente da Isabel Coixet per la sua «straordinaria capacità di trasmettere stati interiori complessi senza mai sembrare che li interpreti», ha vissuto il personaggio come «un animale ferito che si incattivisce e si protegge». Per poi trasformarsi in una donna capace di affrontare la vita con inaspettato coraggio.

Al suo fianco, Elio Germano interpreta Antonio, lo chef che si rende conto troppo tardi di aver commesso un errore enorme. Per il ruolo, l’attore si è immerso per due settimane nelle cucine di un noto ristorante romano, acquisendo gesti, dinamiche e preoccupazioni di chi ha scelto quella professione. Un lavoro sul campo che gli è servito «per nutrire quel tipo di relazione che Antonio ha con una carriera che lo distoglie da tutto e da tutti». Completano il cast Silvia D’Amico nel ruolo della sorella di Marta, con cui condivide un rapporto fatto di amore profondo e discussioni continue, e Sarita Choudhury, che interpreta la gastroenterologa con una «cifra inaspettata e intelligente» capace di rendere «disarmanti» i momenti più delicati del film.

Alba Rohrwacher in una scena di Tre ciotole (foto ufficio stampa)

Isabel Coixet e la bellezza delle parole di Michela Murgia

Isabel Coixet racconta di essere rimasta affascinata dalla «capacità di Michela Murgia di trovare una bellezza profonda nei momenti più ordinari e vulnerabili della vita». Nel libro Tre ciotole, dice, ha trovato «questa bellissima metafora dei contenitori, di ciò che scegliamo di riempire e di svuotare nelle nostre vite». Un’estensione naturale dei territori emotivi già esplorati nei suoi film precedenti, ma con la sensibilità profondamente italiana di Murgia, capace di trovare poesia nell’apparente banale quotidianità.

La regista ha lavorato per mesi con lo sceneggiatore Enrico Audenino tra Barcellona e Roma, camminando e parlando del paesaggio interiore di Marta. Traducendo la prosa di Murgia in linguaggio cinematografico senza perderne l’intimità essenziale. «Voglio che il pubblico, uscendo dalla visione di Tre ciotole, si renda conto che qualunque cosa voglia realizzare nella propria vita, il momento per farlo è adesso», ha dichiarato.

Un momento particolarmente emozionante delle riprese è stato quello della scena delle tre ciotole, girata in un tardo pomeriggio romano. «Alba non stava “recitando” quel momento, lo stava vivendo così completamente che tutti sul set erano diventati molto silenziosi, anche il fonico piangeva dietro la sua attrezzatura. Mi ha ricordato la ragione per cui faccio cinema: per quei rari momenti in cui la finzione diventa una forma di verità».

Elio Germano e Alba Rohrwacher sul set di Tre ciotole con la regista Isabel Coixet (foto ufficio stampa)

L’intesa profonda tra Alba Rohrwacher ed Elio Germano

Per Alba Rohrwacher, lavorare con Isabel Coixet è stato «un viaggio molto profondo e lieve allo stesso tempo, pieno di amore e rispetto, sulle tracce di Michela Murgia». L’attrice racconta, quasi stupita, di aver scoperto una Roma inedita, quella di Trastevere dove vive, attraverso gli occhi della regista. «Isabel è capace di raccontare con vitalità situazioni tragiche. Mi ha fatto vedere le cose che conoscevo da nuove prospettive. Perché Michela ci faceva vedere le cose che conosciamo da nuove prospettive». Il copione «meraviglioso» ha lasciato spazio anche a momenti non scritti, creati sul set insieme alla regista per raccontare meglio gli stati emotivi di Marta. Particolarmente intense le sequenze in bicicletta per Roma e i dialoghi con Jirko, l’idolo coreano che diventa amico immaginario della protagonista, un sentito omaggio alla fascinazione di Murgia per le popstar coreane.

Per Elio Germano il film cerca «di descrivere in profondità il problema della comunicazione tipico degli esseri umani», fatto di persone che «provano ad avere relazioni ma si scontrano con la solitudine propria degli esseri umani, con l’inadeguatezza verso le cose grandi della vita come l’amore e la morte». Con Alba, con cui ha già girato diversi film interpretando ruoli diversissimi — fratello e sorella in Mio fratello è figlio unico, una coppia in Troppa grazia, addirittura San Francesco e Santa Chiara — l’intesa è stata naturale. Anche se, paradossalmente, tutte le scene insieme sono state «di rottura, di tensione, di lontananza. Le sequenze in super 8 erano tutte improvvisate o inventate al momento», racconta Germano. Un modo per restituire la vulnerabilità e l’inadeguatezza dei personaggi di fronte alle grandi questioni della vita. Ma anche per mostrare la vera storia d’amore di un tempo in cui tra loro andava tutto bene, prima che la distanza prendesse il sopravvento.

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