Immaginate una donna che all’alba del Novecento convince il marito fotografo a mollare tutto per lanciarsi nell’avventura del cinematografo. Una donna che scrive, dirige e produce i suoi film, trasformando la casa di produzione in un’impresa di famiglia dove il marito fa l’operatore, il figlio recita e parenti e amici completano la troupe. Una donna che racconta storie di passione, tradimento e riscatto quando ancora le donne non potevano nemmeno votare. Questa donna si chiamava Elvira Notari ed è stata la prima regista italiana.
Eppure, probabilmente non ne avete mai sentito parlare. La sua storia è stata inghiottita dall’oblio per decenni. I suoi film dispersi. Il suo nome cancellato. Stasera in tv alle 21.15 su Sky Arte (in streaming su Now e disponibile on demand) va in onda Elvira Notari. Oltre il silenzio. Il documentario che finalmente le rende giustizia e di cui vi mostriamo in anteprima una clip (qui sopra). Perché se bastano pochi fotogrammi per raccontare un’epoca intera, allora i 163 minuti sopravvissuti dell’opera di Elvira sono un tesoro che vale la pena riscoprire.
Elvira Notari e Napoli che diventa set cinematografico
La storia inizia a Napoli, dove Elvira Coda, nata a Salerno, incontra Nicola Notari, fotografo. I due si sposano e mentre il cinematografo conquista il mondo, Elvira ha un’intuizione: questa è la loro occasione. Convince Nicola a fondare insieme la Dora Film. All’inizio si occupano di colorare le pellicole per altri, ma Elvira vuole di più. Vuole creare le sue storie. E così fa: scrive e dirige tutti i film della casa di produzione. Con Nicola dietro la macchina da presa e il figlio Edoardo davanti, nei panni dell’attore. Una piccola impresa familiare che diventa una delle realtà più prolifiche del cinema muto italiano.
Una scena di È Piccerella (1922) di Elvira Notari (foto ufficio stampa)
Elvira Notari e la voglia di libertà delle donne che non stanno al loro posto
Ma cosa racconta Elvira nei suoi film? Attinge alle canzoni napoletane, a quel folklore popolare fatto di amori impossibili e destini tragici, e lo trasforma in qualcosa di nuovo. Intrighi familiari, tradimenti, delitti passionali si mescolano a immagini “dal vero”: la vita che pulsa nei vicoli di Napoli, la bellezza della città. Ma anche la sua miseria cruda, senza filtri. Uno stile che anticipa di 20 anni il neorealismo.
E poi ci sono loro: le protagoniste dei suoi film. Donne moderne che esprimono una sensualità fuori dagli schemi dell’epoca e sfidano la dicotomia tra vittima e femme fatale. Donne che, sullo schermo, si prendono libertà che nella vita reale erano ancora impensabili. Elvira Notari fa questo: filma la voglia di libertà delle donne napoletane.
Lo scontro con il regime fascista
Ma nella seconda metà degli Anni 20 arriva il problema: il fascismo. Il regime vuole un’Italia pulita, ordinata, senza contraddizioni. Il cinema di Elvira, con le sue storie di povertà e malaffare napoletano, diventa scomodo. La censura stringe. Allora la Dora Film prova un’altra strada: l’America. I film vengono distribuiti nelle Little Italy, tra gli italiani emigrati che riconoscono in quelle immagini le loro radici. L’accoglienza è caldissima. La casa di produzione aggiunge alla fiction anche brevi documentari sui paesi del Sud Italia, piccole finestre sulla terra lontana per chi l’ha dovuta lasciare.
Il documentario Elvira Notari – Oltre il silenzio è su Sky Arte (foto ufficio stampa)
Perché Elvira Notari e la sua opera vengono silenziate
Poi, nel 1930, tutto finisce. Elvira abbandona la Dora Film e si ritira a Cava de’ Tirreni. Perché? Nessuno lo sa con certezza. Forse non reggeva più il peso della censura. Forse non riusciva ad adattarsi al cinema sonoro che stava cambiando tutto. O forse c’era dell’altro.
La scoperta recente di alcuni documenti ha rivelato un segreto: Elvira e Nicola avevano avuto una terza figlia, Maria, affidata a un orfanotrofio. Una scelta drammatica, presa probabilmente per non mettere a rischio l’azienda. Una scelta che forse non le fu mai perdonata. Sta di fatto che nessuno la segue a Cava. Lì, Elvira scompare dai radar fino alla morte, nel 1946. I suoi film vengono dispersi, dimenticati. Di una delle registe più prolifiche del cinema muto italiano non resta quasi nulla.
Alla scoperta del cinema di Elvira Notari
Quasi nulla, ma non zero. Dei 60 film e innumerevoli documentari rimangono 3 lungometraggi (tra cui ‘A Santanotte e È Piccerella, entrambi del 1922), 2 documentari brevi e alcuni frammenti: 163 minuti in tutto. Negli Anni 70, un gruppo di studiosi – Vittorio Martinelli, Mario Franco, Giuliana Bruno – inizia a scavare, a recuperare, a rivalutare quel cinema muto napoletano che per troppo tempo era stato considerato minore rispetto alle produzioni del Nord.
Oggi sono soprattutto le donne a riportare in vita Elvira Notari. La giornalista Flavia Amabile le ha dedicato il romanzo biografico Elvira. Ricomponendo il mosaico della sua vita privata e delle sue contraddizioni: madre, regista, imprenditrice, tutto insieme. La fotografa Cristina Vatielli e l’attrice Teresa Saponangelo ne evocano la presenza viva nei vicoli di Napoli, esplorando anche il suo legame con Nicola. Francesca Consonni ha creato un laboratorio di ricamo dove i fotogrammi dei film di Elvira diventano un’opera collettiva, capace di suscitare forti emozioni.
Perché Elvira Notari non è solo un nome da rispolverare per dovere storico. È una pioniera il cui lavoro continua a ispirare, non come semplice reperto del passato, ma come un processo creativo vivo, in continua evoluzione.
Elvira Notari. Oltre il silenzio, diretto da Valerio Ciriaci e prodotto da Antonella Di Nocera, è stato presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 ed è inserito nella shortlist per il Miglior Documentario ai David di Donatello 2026. Un riconoscimento che arriva con un secolo di ritardo, ma che finalmente restituisce a Elvira Notari il posto che le spetta nella storia del cinema italiano.
Amica ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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