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Manuale di guida e cura per chi ha un adolescente in casa

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Tra le prime parole che escono su Google quando si cerca “adolescente” ci sono “adolescente ribelle cosa fare”. E chi non vi si riconosce dentro ogni sillaba, se ha figli dai 12 ai 20 anni in casa? Per fortuna, mi è capitato di recente di partecipare in prima persona a un laboratorio Teens Brains dedicato all’adolescenza che ha svoltato all’istante, il rapporto con l’adolescenza di mia figlia. Agendo come un grande OM nella relazione quotidiana con lei.

Come “un mantra di tutti i mantra” che aiuta a sbloccare quei momenti di tensione e di blocco e di ribellione e di ostruzione che capitano con facilità (e che anche con facilità, spesso, volano via).

Un incontro (promosso da Come Olive, creatori di pozzi per l’emancipazione, come si legge nella loro bio di Instagram), che può essere trasformato in un manuale guida per entrare in relazione con esseri umani in crescita che stanno vivendo i loro preziosi mille giorni e oltre di adolescenza. Un periodo che va dai 12 ai 18 anni ma che può estendersi più o meno dagli 11 anni e fino ai 20. Un periodo di grandi cambiamenti, in cui il cervello stesso del protagonista di questa età di mezzo – un periodo di transizione dall’infanzia all’età adultà – si sta riorganizzando. Un tempo spesso demonizzato, il più demonizzato di sempre. E, spesso, ingiustamente come un’altra età di mezzo (quella del Medioevo).

Adolescente ribelle (e spesso demonizzato)

Foto Getty Images

Prima di passare alla comprensione di alcuni atteggiamenti tipici dei nostri cari adolescenti, è bene considerare quanto questa età sia negativizzata dalla cultura popolare. Come nessun’altra. Basta fare le nostre ricerche online per scoprire che i termini che più le vengono associati hanno una connotazione avversa. “Adolescenti problematici, che dicono le parolacce e le bugie, che non rispettano le regole, che non vogliono studiare, che rispondono male” etc.

Tutto è male quel che si racconta male? La verità potrebbe essere un’altra. E la scienza in questo ci dà un grande aiuto. La svolta è nello studio di come funziona il cervello di un essere umano a questa età…

Accompagnare l’indipendenza e il ruolo del genitore

Foto Getty Images

Il punto centrale da affrontare subito è l’amigdala. Una struttura cerebrale a forma di mandorla capace di dare subito la sensazione di pericolo. Durante l’adolescenza è iperattiva, generando risposte emotive intense ed istintive. Spesso, incontrollabili, bypassando la logica. Un sistema che può generare rabbia e sensibilità amplificata. Vivere le emozioni, diventa centrale per chi vive tra i 12 e i 18 anni. Ma non sempre si riesce a gestirle (cosa complicata anche quando si è adulti a dire la verità…). Del resto, però, lo spazio esperienziale e il rapporto con i pari diventa importantissimo.

Qual è il ruolo di genitore in questo periodo di passaggio? Quando il senso del sé, dopo i piccoli divorzi genitoriali dell’infanzia, esplode? Occorre trovare la giusta distanza. Lasciare spazio, definire un confine più flessibile, negoziare. Diventare da porto (sicuro) a ponte. L’alta vulnerabilità dell’adolescente non deve trarci in inganno: occorre supportare il volo in sicurezza, senza prendere ogni affermazione o gesto sul personale.

Il vostro caro adolescente ribelle vi dice “io non sarò mai come te”? Mantenete la calma, dentro di voi sapete che è una fortuna. E un passaggio verbale essenziale.

Accompagnare la tempesta emotiva: teoria della mente e sviluppo emotivo

L’adolescenza affonda le basi nell’infanzia, in quei primi mille giorni di vita in cui il potenziale del cervello è al massimo. In cui avviene semina e germoglio di connessione neurali. I neuroni si connettono e creano connessioni che sono percorsi. In adolescenza, queste connessioni cominciano a rompersi. Arrivano le scelte. Il cervello si specializza e comincia un lavoro di apprendimento che è selezione. La domanda che tempesta la mente di un ragazzo e di una ragazza in questa età, senza che probabilmente ne sia consapevole, è: cosa devo tenere di cosa ho appreso fino ad ora e cosa devo lasciare andare?

In tutta questa riorganizzazione celebrale, un’affermazione più di ogni altra mi ha illuminato: gli adolescenti non sono multitasking o perlomeno lo sono meno di quanto lo saranno nel corso della loro vita. Lo mostra il loro cervello. Per loro, svolgere più compiti contemporaneamente risulta più difficile. Quindi, non c’è da allarmarsi se nel preparare la borsa per la pallavolo impieghino molti minuti in più del previsto, arrivando tardi. Le loro priorità sono altre e spesso sono puramente emotive e relazionali. E quando entra un gioco un pensiero relativo a queste sfere, tutto quello che di pratico stavano facendo passa in secondo piano.

Foto Getty Images

Per ogni adolescente anche fare un lavoro di gruppo scolastico può essere impegnativo ai livelli massimi. Perché le dinamiche relazionali tra compagni di classe possono disconnettere dal cognitivo e influenzare così l’apprendimento. Processare le emozioni sociali richiede un lavoro specifico che ha bisogno di tempo ed energia. Ecco perché alle scuole medie è normale un declino temporaneo delle prestazioni scolastiche. Gli ormoni lavorano al di sotto della superficie e spingono a cercare emozioni e relazioni sociali. Lo sviluppo del controllo cognitivo, invece, avviene gradualmente in sintonia con il cambiamento complessivo. Sono le connessioni a sviluppare il cervello, non il controllo.

Il cervello di un adolescente è, quindi, come un cantiere… in corso. E noi genitori, dobbiamo essere come degli anziani che controllano lo stato dell’arte, senza intervenire più di tanto. Ma facendoli sentire visti.

Il rischio di crescere (ma se non rischio, non cresco)

Sì, separarsi dal figlio adolescente fa sempre male. È un altro parto, ma senza epidurale. Il punto è esserci ma in modo diverso. Del resto ogni adolescente, ogni essere umano, per crescere ha bisogno di sperimentare e anche rischiare. L’adolescenza in tutto questo ha un compito educativo specifico. E mai come in questo momento della vita tutti (compresi i mammiferi che vivono anche loro la loro fase adolescenziale), subiamo l’influenza dei pari.

Ragazze a Beverly Hills con Alicia Silverstone – Foto IPA

Si è visto, infatti, che anche i topi si ubriacano di più se sono in presenza di altri topi della stessa età. L’adolescente non percepisce il rischio come lo può percepire un adulto. Mentre cambia lo spessore corticale del cervello e si struttura, siamo più attratti dal brivido, ci si sente meno minacciati e meno in pericolo e si è sensibili alle cose che ci gratificano.

L’adolescenza è molto più complessa e più affascinante di come è stata sempre descritta. È una fase di esplorazione in cui si comincia a fare le cose da soli, per la prima volta. Quello che un genitore può fare è creare un ambiente in cui l’errore fa parte del gioco e diventa una fonte di apprendimento. Creare un luogo dove il fallimento può far parte del processo. Così vivendo tra vincite e perdite, raccolgo dati e informazioni e cresco. Gli adolescenti che hanno lo stimolo di cercare sensazioni nuove sono quelli che corrono più rischi. Rischi possono essere negativi ma anche positivi.

Foto Getty Images

È credenza diffusa che l’adolescente ribelle non ascolti e sia aggressivo. Un racconto che fa male al genitore e agli adolescenti. Una credenza che non è poi così vera. Dati confermano che gli adulti e gli anziani sono molto peggio in alcuni comportamenti sociali rispetto ai teens.

Il contesto in cui si cresce è fondamentale. Ogni teenager è unico e irripetibile. Ed è in viaggio. Il suo compito evolutivo contempla la capacità del cervello di adattarsi a cambiamenti e novità. Fino a raggiungere un’identità che gli somigli il più possibile. Intimidazione, paura e controllo sono condizioni che non funzionano.

Immaginare un adolescente come un impasto che sta cuocendo, può essere utile. Da fuori può sembrare cotto ma spesso non lo è. E non esiste stecchino in questa vita per poterlo provare. Ma si può cercare di creare una relazione calda, dove possa sentirsi ascoltato, visto e compreso.

Così, al momento giusto, raggiungerà il suo e solo suo, punto di cottura.

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