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Da Goldrake a Lady Oscar fino a Pokémon e Sailor Moon: un viaggio tra i cartoni che ci hanno segnato

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Negli anni Settanta la televisione italiana cambia pelle e, insieme a lei, cambia anche l’immaginario di un’intera generazione. Perché insieme al colore (sì, sembra incredibile, ma fino al 1977 la tv era in bianco e nero) arrivano i cartoni animati giapponesi, che ridefiniscono un’epoca. Ancora oggi parlare di cartoni animati anni 70 significa ricostruire un universo narrativo vastissimo, che sopravvive in ogni lista condivisa tra appassionati e nostalgici. Un patrimonio che non si esaurisce nel ricordo, ma che continua a essere esplorato da chi allora c’era, e da chi – più giovane  vuole scoprire il mondo dei cartoni animati anni 70 80 90.

All’interno di questo panorama, dominato in larga parte dalle produzioni giapponesi, si intrecciano generi e linguaggi diversi: dalle grandi saghe dei robot fino ai titoli più narrativi e sentimentali che compongono le raccolte di cartoni animati giapponesi anni 70 80 90. Tutto passa anche attraverso la televisione pubblica, con i cartoni animati anni 70 trasmessi dalla Rai che diventano appuntamenti fissi e contribuiscono a creare un immaginario condiviso.

E assieme alle liste dei cartoni animati anni 70 e 80, il ricordo (spesso nostalgico) è accompagnato dalle sigle dei cartoni animati anni 70, rimaste impresse nella memoria collettiva quanto le immagini. Un mosaico fatto di robot, fantascienza, eroi tormentati e storie di formazione, che ha plasmato una generazione.

Goldrake, uno dei robot più amati dei cartoni animati anni 70 (Ansa)

Cartoni animati anni 70: quando nasce un immaginario globale (e dominano i robot)

Al centro della trasformazione della tv e dell’immaginario collettivo ci sono loro, i robottoni. Serie come Mazinga Z, Jeeg robot d’acciaio e UFO Robot Goldrake non sono solo successi televisivi: sono un vero shock culturale. Per la prima volta, i protagonisti combattono guerre, affrontano traumi, portano sulle spalle il destino del mondo. Attorno a loro si costruisce un immaginario potente, che convive con storie più intime, avventure e commedie.

E accanto al trio dei mitici robot (Goldrake, Mazinga Z con il Grande Mazinga, e Jeeg), proliferano titoli come Getter Robot, Gackeen il robot magnetico, UFO Diapolon – Guerriero spaziale e Astro Robot contatto Ypsilon. È un’esplosione creativa: robot che si combinano, si trasformano, si fondono con il pilota. Serie come Daltanious, Vultus V e Gordian moltiplicano le varianti, costruendo un immaginario tecnologico che riflette le paure e le speranze della modernità.

Ma accanto a questa dimensione spettacolare convivono racconti più intimi e realistici: Heidi, Candy Candy, Anna dai capelli rossi, Peline Story, Lady Oscar e Remì le sue avventure parlano di crescita, perdita e resilienza, mentre L’ape Maia e Doraemon portano una leggerezza quotidiana e fantastica. È proprio questa convivenza tra epica e quotidianità a definire l’immaginario globale degli anni Settanta.

I titoli imprescindibili tra robot, drammi e icone

Una lista davvero rappresentativa dei cartoni animati anni 70 deve tenere insieme generi molto diversi tra loro. Da un lato ci sono le storie più dure e adulte, come Devilman, che porta in scena un conflitto apocalittico, o Rocky Joe, racconto di boxe e marginalità urbana. Accanto a questi, troviamo percorsi di formazione come Candy Candy, Charlotte e Peline Story, insieme a protagoniste sportive come Jenny la tennista o Mimì e le ragazze della pallavolo.

Non manca l’avventura con Le avventure di Lupin III, né la fantascienza con Babil Junior, Cyborg 009 o Conan il ragazzo del futuro. Mentre Capitan Harlock è diventato un’icona, ispirando anche cinema e serie contemporanee.

I cartoni animati anni 70: la lista

Le produzioni animate degli anni 70 sono decine, ma ci sono titoli che più di altri hanno segnato l’immaginario collettivo e sono rimasti negli annali. Ecco una lista dei più rappresentativi.

  • Anna dai capelli rossi
  • Arrivano i Superboys
  • Astro Robot contatto Ypsilon
  • Astroganga
  • Babil Junior
  • Bia, la sfida della magia
  • Blue Noah – Mare spaziale
  • Candy Candy
  • Capitan Futuro
  • Capitan Harlock
  • Charlotte
  • Chobin, il principe stellare
  • Conan ragazzo del futuro
  • Cyborg 009
  • Daitarn 3
  • Daltanious
  • Devilman
  • Doraemon
  • Falco il superbolide
  • Gackeen il robot magnetico
  • Galaxy Express 999
  • Gatchaman
  • Getter Robot
  • Gordian
  • Grand Prix e il campionissimo
  • Gundam
  • Heidi
  • Hurricane Polimar
  • Il Grande Mazinga
  • Jeeg robot d’acciaio
  • Jenny la tennista
  • Kyashan – Il ragazzo androide
  • La spada di King Arthur
  • Lady Oscar
  • L’ape Maia
  • Le avventure di Lupin III
  • L’isola del tesoro
  • Lulù dei fiori
  • Mazinga Z
  • Mimì e le ragazze della pallavolo
  • Peline Story
  • Remì le sue avventure
  • Rocky Joe
  • Sam il ragazzo del West
  • Star Blazers
  • Starzinger
  • Supercar Gattiger
  • Tekkaman
  • UFO Diapolon – Guerriero spaziale
  • UFO Robot Goldrake
  • Ugo re del Judo
  • Vultus V

Dagli anni 70 agli 80: la trasformazione di un linguaggio

Ampliare lo sguardo ai decenni successivi permette di evidenziare una chiara evoluzione dei cartoni animati, con un cambiamento netto tra due stagioni dell’animazione. Negli anni Settanta dominano i robot e le grandi narrazioni epiche, mentre negli anni Ottanta il focus si sposta progressivamente verso storie più semplici e personaggi più riconoscibili, spesso alle prese con percorsi di crescita personale.

Accanto a nuove espressioni del filone mecha, come Mobile Suit Zeta Gundam, Transformers e Voltron, emergono titoli in cui la componente robotica perde centralità a favore della narrazione. In questa fase si consolidano serie come Occhi di gatto e Flo, la piccola Robinson, che puntano su avventura e quotidianità, insieme a produzioni sportive come Mila e Shiro due cuori nella pallavolo e Forza Sugar. Grande spazio trovano anche storie a sfondo scolastico, romantico o fantastico come Hello! Spank, L’incantevole Creamy e Ransie la strega. E un cartone animato diventato iconico: I Puffi. Mentre titoli come Piccole donne, Belle e Sebastien e Pollyanna mantengono una dimensione più realistica e formativa.

Verso la fine del decennio arrivano produzioni destinate a diventare un’icona di generazioni come Dragon Ball, I Cavalieri dello Zodiaco e Ken il guerriero, che recuperano parte dell’epica degli anni precedenti ma la rielaborano con maggiore attenzione ai personaggi e alle loro dinamiche emotive. Il risultato è un passaggio chiaro: dai robot protagonisti assoluti a una centralità sempre più marcata dei personaggi e delle loro storie, segno di un’evoluzione che prepara il terreno all’animazione degli anni successivi.

I cartoni animati anni 80: la lista

Se negli anni 70 i cartoni animati erano tanti, nel decennio successivo si moltiplicano. Ma anche in questo caso ce ne sono alcuni che sono rimasti nella memoria collettiva: ecco i più rappresentativi degli anni 80.

  • Astro Boy
  • Baldios – Il guerriero dello spazio
  • Belfy e Lillibit
  • Belle et Sebastien
  • Carletto il principe dei mostri
  • C’era una volta… Pollon
  • David Gnomo amico mio
  • Dragon Ball
  • Evelyn e la magia di un sogno d’amore
  • Flo, la piccola Robinson
  • Forza Sugar
  • Georgie
  • Gigi la trottola
  • God Sigma
  • Hello Spank
  • He-Man e i dominatori dell’universo
  • Holly e Benji – Due fuoriclasse
  • I Cavalieri dello Zodiaco
  • I predatori del tempo
  • I Puffi
  • I Simpson
  • Ken il guerriero
  • Kiss Me Licia
  • La regina dei mille anni
  • Lalabel
  • Lamù
  • L’incantevole Creamy
  • L’invincibile robot Trider G7
  • L’ispettore Gadget
  • Lucy May
  • Memole dolce Memole
  • Mila e Shiro due cuori nella pallavolo
  • Mobile Suit Zeta Gundam
  • Moby Dick 5
  • Nanà Supergirl
  • Occhi di gatto
  • Palla al centro per Rudy
  • Piccole donne
  • Pollyanna
  • Ranma ½
  • Ransie la strega
  • Sampei
  • Sandy dai mille colori
  • Siamo fatti così
  • Snorky
  • Sui monti con Annette
  • Super Robot 28
  • Transformers
  • Tutti in campo con Lotti
  • Ulisse 31
  • Voltron

Gli anni 90 e la fine dell’età d’oro

Con l’arrivo degli anni Novanta, i cartoni animati entrano in una fase completamente nuova. Il decennio precedente aveva già segnato il passaggio dai robot alle storie di formazione, ma è proprio negli anni ’90 che questo cambiamento si consolida definitivamente. L’animazione giapponese attraversa una sorta di fine dell’età dell’oro, caratterizzata da produzioni sempre più mature, complesse e diversificate, in cui convivono generi diversi e una maggiore attenzione alla costruzione psicologica dei personaggi.

Serie come Neon Genesis Evangelion e Cowboy Bebop segnano un punto di svolta, portando sullo schermo temi esistenziali, strutture narrative meno lineari e una contaminazione tra generi che diventa cifra stilistica del periodo. Accanto a queste produzioni più complesse, continuano però a esistere titoli capaci di parlare a un pubblico ampio, mantenendo un equilibrio tra intrattenimento e costruzione emotiva. È anche il momento in cui si affermano nuovi franchise globali come Sailor Moon e i Pokémon, che contribuiscono a ridefinire il genere.

I cartoni animati anni 90: la lista

Come per i decenni precedenti, le produzioni sono decine. Ma non tutte hanno avuto un successo strepitoso, mentre alcune sono rimaste nella memoria e alcune sono diventate iconiche. Ecco i titoli più rappresentativi dei cartoni animati anni 90.

  • Aladdin
  • Berserk
  • Black Jack
  • Caro fratello
  • Cowboy Bebop
  • Curiosando nei cortili del cuore
  • Detective Conan
  • DNA²
  • Dragon Ball GT
  • Excel Saga – Animazione sperimentale insensata
  • Fancy Lala
  • Gemelli nel segno del destino
  • Great Teacher Onizuka
  • I cieli di Escaflowne
  • I ragazzi del Mundial
  • Il laboratorio di Dexter
  • Il mistero della pietra azzurra
  • Kenshin samurai vagabondo
  • La rivoluzione di Utena
  • Le situazioni di Lui & Lei
  • Mille emozioni tra le pagine del destino per Marie Yvonne
  • Mobile Battleship Nadesico
  • Neon Genesis Evangelion
  • Oh, mia dea!
  • One Piece – All’arrembaggio!
  • Papà castoro
  • Papà Gambalunga
  • Piccoli problemi di cuore
  • Pokémon
  • Record of Lodoss War
  • Rossana
  • Sailor Moon
  • Serial Experiments Lain
  • Trigun
  • Un incantesimo dischiuso tra i petali del tempo di Rina
  • Una porta socchiusa ai confini del sole
  • Vampire Princess Miyu
  • Vola mio mini pony

I cartoni animati anni 70 sulla Rai: il ruolo della televisione italiana

Negli anni Settanta il ruolo della Rai nella diffusione dei cartoni animati è decisivo. Nella prima metà del decennio, la programmazione dedicata ai più piccoli era concentrata soprattutto nello spazio della TV dei ragazzi, con una funzione prevalentemente educativa e un’offerta ancora limitata, composta in larga parte da produzioni occidentali e contenuti selezionati con criteri piuttosto rigidi.

La svolta arriva alla fine degli anni Settanta, quando la Rai inizia ad aprirsi progressivamente alle produzioni giapponesi, contribuendo in modo determinante alla loro diffusione in Italia. Il momento simbolico di questo cambiamento è il 4 aprile 1978, quando su Rai 2 viene trasmesso UFO Robot Goldrake (che in Italia inizialmente si chiama Atlas Ufo Robot). L’arrivo della serie segna una frattura netta rispetto al passato: non solo per i contenuti, inizialmente considerati da alcuni critici troppo violenti o poco adatti al pubblico infantile, ma soprattutto per l’impatto che ebbe sull’immaginario collettivo. Il successo di Goldrake fu immediato e travolgente, al punto da modificare le abitudini televisive di milioni di spettatori e aprire definitivamente le porte agli anime nella programmazione italiana.

Las sigle dei cartoni animati anni 70, 80 e 90: musica, memoria e identità

Nel racconto dei cartoni animati anni 70, 80 e 90, un ruolo fondamentale è giocato dalle sigle, che contribuiscono in modo decisivo a costruire la memoria collettiva. Non si tratta soltanto di semplici aperture musicali, ma di veri e propri brani che accompagnano e fissano nell’immaginario personaggi, atmosfere e storie. In Italia, molte di queste sigle diventano nel tempo un cult generazionale, anche grazie alle interpretazioni di gruppi e artisti come gli Actarus, i Cavalieri del Re e gli Oliver Onions, capaci di dare un’identità sonora immediatamente riconoscibile a serie entrate nella storia della televisione.

Negli anni successivi, il fenomeno si amplia ulteriormente con l’arrivo di interpreti come Cristina D’Avena, che contribuisce a consolidare il legame tra animazione e musica, trasformando molte sigle in successi popolari ascoltati anche al di fuori del contesto televisivo. Il risultato è un patrimonio musicale che, ancora oggi, è inseparabile dall’esperienza stessa dei cartoni animati e continua a evocare ricordi condivisi tra più generazioni.

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