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Michael J. Fox torna a recitare dopo 6 anni: è in "Shrinking 3" con Harrison Ford. E si commuove: «Ho riconosciuto nei suoi occhi quello che sento io»

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Sei anni. Tanto è durato il ritiro di Michael J. Fox dalle scene. Poi è arrivata Shrinking, la dramedy di Apple Tv+ che ha appena debuttato con la terza stagione (un episodio a settimana per un totale di 11). E qualcosa si è mosso.

L’attore ha divorato le puntate disponibili e si è ritrovato con il cuore in gola davanti alla storia di Paul, uno psichiatra interpretato da Harrison Ford che deve fare i conti con il Parkinson. La stessa malattia diagnosticata a Fox quando aveva appena 29 anni, nel 1991. «È così umano ed era accessibile per me», ha pensato guardando lo schermo. «So cos’è».

E così ha preso il telefono e ha chiamato Bill Lawrence, il creatore della serie e suo vecchio capo ai tempi di Spin City. Con ironia tagliente gli ha chiesto senza preamboli: «Bill, perché cazzo non ci sono anche io nella tua serie?». Dall’altra parte della cornetta, una risata. Poi il via libera. E Fox, 64 anni, è tornato a fare quello che ama di più: recitare.

Michael J. Fox torna a recitare dopo 6 anni in Shrinking 3 con Harrison Ford. E si commuove per la performance del collega (foto ufficio stampa)

Michael J. Fox torna a recitare in Shrinking 3: come è nato il personaggio di Gerry

La risposta di Lawrence è stata immediata: sì, certo, lo voglio. Ma Fox non voleva un cameo di circostanza, una comparsata da vecchia star. «Voglio recitare un personaggio», ha detto subito. Niente di più lontano dal «Michael J. Fox con il Parkinson». Voleva essere qualcun altro. E così è nato Gerry. Un paziente qualunque che, nella sala d’attesa di uno studio medico, incrocia lo sguardo di Paul, il personaggio di Ford. Che nella serie convive con la stessa malattia. Due uomini, due storie, lo stesso nemico. E da quell’incontro nasce una complicità fatta di battute, autoconsapevolezza e quella leggerezza che solo chi ha attraversato l’inferno può permettersi.

Michael J. Fox in una scena di Shrinking 3, che ha appena debuttato con la nuova stagione su Apple Tv+ (foto ufficio stampa)

Il ritiro dalle scene e la decisione di tornare

Tornare sul set dopo anni non è stata una passeggiata. Nel 2020, Fox aveva annunciato il ritiro nel libro No Time Like the Future. I sintomi del Parkinson erano diventati troppo pesanti: memorizzare le battute era un’impresa, stare in piedi per ore un calvario. L’ultima volta che ci aveva provato sul serio era stato con The Good Fight, alle prese con interminabili testi legali che proprio non gli entravano in testa. «Mi sono ritrovato davanti allo specchio come Leo DiCaprio in C’era una volta a… Hollywood, quando il suo personaggio si sfoga da solo nella sua roulotte. Solo che io ho pensato: “Meh! Non ce la faccio più”». E così aveva detto addio al set.

Ma Shrinking è riuscito a fare breccia dove altro aveva fallito. «La profondità dei personaggi, la qualità delle relazioni, il linguaggio — è semplicemente bellissimo», ha raccontato Fox. Non aveva un obiettivo preciso, non doveva dimostrare niente a nessuno. Voleva solo tornare a fare l’attore. «E poi c’è Harrison Ford, il che è folle».

Jason Segel e Harrison Ford sono i protagonisti principali del dramedy Shrinking (foto ufficio stampa)

Harrison Ford e Michael J. Fox sul set: un incontro commovente

Fox non sapeva cosa aspettarsi da Ford. Si erano incrociati qualche volta, avevano amici in comune — Robert Zemeckis, Steven Spielberg — ma non si conoscevano davvero. E invece, sul set, Ford si è rivelato una sorpresa. «Non sapevo che sarebbe stato così adorabile e dolce con me», ha raccontato Fox. «Era così protettivo nei miei confronti e voleva che avessi un’esperienza fantastica». Bill Lawrence, che era presente, ha visto la scena con i suoi occhi: «Era commosso da tutta la faccenda».

Ma è stato quando le telecamere si sono accese che Fox ha capito con chi stava lavorando. «Ha trovato qualcosa nel personaggio, e nel mio personaggio, e si è buttato. Ho pensato: “Ecco perché questo tizio è una delle più grandi star al mondo”».

La performance di Harrison Ford che ha fatto piangere Michael J. Fox

Ford non si è limitato a recitare. Ha studiato il Parkinson con un’ossessione maniacale. Si fa mandare video dai consulenti medici della produzione, analizza ogni movimento, rivede i ciak per controllare se ha reso giustizia alla malattia. E quella dedizione ha toccato Fox in un punto profondo, inaspettato. «Quello che non mi aspettavo era quanto della sua comprensione della malattia avrebbe portato nel ruolo», ha confessato.

«Non devo convincerlo che io ho il Parkinson, ma lui doveva convincere me che ce l’aveva il suo personaggio. Ho riconosciuto il Parkinson nei suoi occhi. Le cose che sentivo io, le ho riconosciute nel modo in cui lui si esprimeva». E poi la rivelazione: «Mi ha fatto piangere». La sottigliezza, la precisione, il rispetto con cui Ford ha costruito Paul hanno lasciato Fox senza parole. «È così squisito. Il modo in cui lo interpreta è così bello, così sottile». Ford, dal canto suo, ha definito Fox «generoso, solidale, aperto, una persona meravigliosa. E anche un dannato bravo attore».

«Fu** Parkinson»: il messaggio di speranza della serie

Dall’incontro tra Paul e Gerry nasce lo slogan che attraversa tutta la terza stagione: «Fu** Parkinson». Due parole che sono una dichiarazione di guerra. E forse anche un grido di libertà. Fox ha sempre affrontato la malattia con questo spirito. «Mi piace dire: affrontiamo quello che è», ha spiegato. «Il Parkinson ti confonde davvero; ti rovina la memoria, quindi non riesci nemmeno a ricordare quanto stai male. Si tratta di stare alla luce e capire cosa c’è dopo nell’agenda».

Bill Lawrence, che ha vissuto il Parkinson attraverso il nonno e ora anche il padre affetto da demenza con corpi di Lewy, ha costruito la serie su questa filosofia. Insieme a Brett Goldstein, co-creatore dello show il cui padre ha il Parkinson, ha voluto che Shrinking non fosse mai patetica o pietistica. «Nessuno nella mia famiglia — e Mike è un altro grande esempio — ha mai trattato il Parkinson come una condanna a morte o come qualcosa per cui devi nasconderti nell’ombra».

Michael J. Fox con tutta la sua famiglia all’evento A Funny Thing Happened on the Way to Cure Parkinson’s Gala 2025 a New York il 15 novembre 2025. Da sinistra, Aquinnah Fox, Esme Fox, Tracy Pollan, Michael J. Fox, Sam Fox e Schuyler Fox (foto Getty Images)

L’importanza della comunità nella lotta al Parkinson

Gerry non appare solo nell’episodio di debutto della terza stagione. Tornerà anche più avanti nella storia. E il suo rapporto con Paul si approfondirà. Lawrence ha voluto mostrare quanto sia fondamentale avere qualcuno che capisca davvero cosa stai passando. «Non importa se empatizzi o se ci sei vicino. Io non so cosa significhi vivere con il Parkinson. L’unica persona che lo capisce davvero è qualcun altro che ci vive», ha spiegato. C’è persino una scena in cui compare un altro paziente che si lamenta dei suoi problemi alla prostata, e Gerry gli risponde con ironia: «Anch’io ho problemi a fare pipì». La comunità, quella vera, è fatta anche di questo: riconoscersi nelle piccole battaglie quotidiane.

Per Fox, essere sul set di Shrinking è stata una liberazione. «È stata la prima volta in assoluto in cui mi sono presentato senza dover preoccuparmi se ero troppo stanco o se tossivo o altro. L’ho fatto e basta. Nei momenti in cui pensavo “non sarò in grado di farlo”, mi sono detto: “Beh, affronterò semplicemente il fatto che non posso farlo nella scena”. E ce la fai».

La Michael J. Fox Foundation e il futuro dell’attore

Questa esperienza non segna il grande ritorno di Fox a Hollywood. «Non è l’inizio di nessuna campagna per ristabilire la mia carriera», ha chiarito. I suoi quattro figli sono grandi — una di 24, due gemelle di 30 e uno di 37 anni — il nido è vuoto, e lui è felice di «intingere un dito di nuovo» nel mondo della recitazione. Ma la sua vera missione resta un’altra: la Michael J. Fox Foundation for Parkinson’s Research, fondata nel 2000, che ha già raccolto miliardi di dollari per finanziare la ricerca di una cura.

«Se non fossi stato impegnato con la fondazione, sarebbe stato davvero difficile», ha ammesso parlando del suo ritiro. Lawrence è andato a uno degli eventi della fondazione ed è rimasto colpito: «La cultura è pervasa di speranza e ottimismo. Stare con queste persone che ogni giorno sono coinvolte in tutto questo, alcune che ci convivono, è così stimolante».

Fox non pensa a cosa lascerà dopo di sé. «Sarò morto», dice con schiettezza. Cita il libro del suocero, Die Broke – muori al verde. «La teoria è: spendi tutto il tuo denaro ora. Non intendo solo i soldi. Il tuo dono, il tuo nettare. Spendilo tutto ora, e spendilo per i tuoi figli, per le persone che ami. Non penso a cosa lascerò. Certo, la fondazione continuerà e il nostro lavoro andrà avanti. Sarebbe bello concluderlo prima di morire, ma non so se succederà. Certamente ci stiamo avvicinando. La legacy è affare degli altri; il mio obiettivo è vivere la mia vita migliore, fare il meglio che posso, il miglior lavoro che posso, cogliere opportunità come lavorare con Billy e Harrison e continuare a scrivere la mia storia finché non cade lo spillo».

E intanto Ford, 83 anni, continua a prepararsi per la quarta stagione già confermata di Shrinking. Lawrence non ha dubbi: «Mi sarei ucciso pur di avere un’altra stagione». E Fox? Fox ha una certezza che lo accompagna da sempre, nonostante tutto: «Sono più felice quando sono seduto su un set con Harrison Ford, a far ridere la gente». Il Parkinson resta, certo. Ma la gioia di recitare — quella — non se n’è mai andata.

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