C’è un momento, a metà di Sentimental Value, in cui un padre dice alle figlie che non si può scrivere l’Ulisse e accompagnare i bambini agli allenamenti di calcio. Cioè che l’arte richiede egoismo, e che l’egoismo ha un prezzo. Le figlie lo guardano. Lo spettatore, a quel punto, capisce chi è quell’uomo, i suoi rapporti familiari. E, magari, ritrova un pezzo della propria storia personale, chi ha amato, chi ha perso.
Questo è il film di Joachim Trier. Un dramma familiare che non fa sconti. E che in pochi mesi ha attraversato il mondo lasciando dietro di sé sale silenziose e occhi lucidi. A Cannes 2025 ha vinto il Grand Prix e scatenato 19 minuti di applausi alla prima proiezione. Lo scorso marzo ha portato a casa l’Oscar come Miglior film internazionale: primo nella storia dell’Academy per la Norvegia.
Stasera in tv Sentimental Value arriva per la prima volta sul piccolo schermo. L’appuntamento è per le 21.15 su Sky Cinema Uno, in streaming su Now e disponibile on demand. Su Sky il film sarà disponibile on demand anche in 4K.

Renate Reinsve e Inga Ibsdotter Lilleaas sono le sorelle protagoniste del film da Oscar Sentimental Value (foto ufficio stampa)
La trama di Sentimental Value
La storia inizia con un funerale. Le sorelle Nora e Agnes si ritrovano a fare i conti con una perdita, e con una presenza inaspettata: Gustav, il padre che le aveva abbandonate da bambine. È un regista stimato, un tempo celebrato, da 15 anni fermo. Ed è tornato con un progetto: vuole che Nora, attrice teatrale di talento, interpreti la protagonista del suo nuovo film, ispirato alla storia della propria madre durante l’occupazione nazista della Norvegia.
Nora rifiuta. E Gustav, invece di arrendersi, cambia rotta. Al Festival di Deauville, in Francia, incontra Rachel Kemp, giovane star americana rimasta folgorata dal suo cinema. La convince ad accettare il ruolo, firma un accordo con Netflix e trasforma il film da norvegese a inglese. La troupe si installa così nella vecchia casa di famiglia a Oslo, che Gustav possiede ancora legalmente, non avendo mai firmato le carte del divorzio. E quello spazio carico di memorie diventa al tempo stesso set cinematografico e arena di un confronto rimandato da troppo tempo.
Il trailer di Sentimental Value
Il cast e i personaggi di Sentimental Value
Stellan Skarsgård abita Gustav Borg con una naturalezza disarmante: carismatico, sfuggente, capace di creare intimità istantanea con chiunque tranne le proprie figlie. «Lo vedo come un artista, e questo è il suo problema», ha detto in molte interviste. «L’arte è parte di lui, è la sua identità, ed è difficile rinunciarci per la vita privata». L’attore svedese, vincitore del Golden Globe e candidato agli Oscar per questa performance, ha raccontato la connessione immediata con Trier sul set. «Siede proprio accanto alla macchina da presa e guarda ogni dettaglio della tua performance. Va a caccia di ciò che succede dentro l’essere umano, indipendentemente da quello che dici».
Renate Reinsve, già premiata a Cannes per La persona peggiore del mondo, torna a lavorare con Trier per la terza volta nei panni di Nora. Un’attrice che porta su di sé, con tutta l’eleganza possibile, la ferita mai rimarginata di un padre assente. Inga Ibsdotter Lilleaas interpreta la sorella Agnes ed è la vera rivelazione del film: una performance di profondità emotiva che sorprende. Elle Fanning è Rachel Kemp, la star americana catapultata dentro una storia familiare che non le appartiene, che finisce per diventare suo malgrado lo specchio di tutto ciò che gli altri non riescono a guardarsi. Ha raccontato di aver accettato il ruolo senza esitare. «Avrei detto sì a Joachim anche per una sola battuta», dice.
Dopo la prima proiezione a Cannes non è riuscita a trattenere le lacrime. «Mia sorella (l’attrice Dakota Fanning, ndr) era in sala e volevo darle un abbraccio enorme. Joachim cattura la relazione tra sorelle in modo straordinario». Non è un caso che le 9 nomination agli Oscar contengano quelle per tutti e 4 gli attori.

Stellan Skarsgård ed Elle Fanning in una scena di Sentimental Value (foto ufficio stampa)
Il nonno partigiano, la casa che scompariva, e un film che “puzza di cinema”
Trier sa esattamente dove vuole arrivare. Al Festival di Telluride ha spiegato il punto di partenza estetico del film con una metafora forte. «Volevo davvero che puzzasse di cinema, non di teatro. Volevo immergerlo in quella vita cinematografica». Non è solo una scelta formale. Sentimental Value è, in modo non ostentato, un film profondamente personale. Il nonno materno di Trier era un regista e musicista jazz, partigiano catturato durante la Seconda guerra mondiale e sopravvissuto a stento ai campi di lavoro. Quella memoria attraversa il film sottotraccia, come una corrente che non si vede ma si sente. E poi c’è la casa: ispirata alla vera abitazione di famiglia che la madre del regista stava vendendo proprio mentre lui e il suo partner professionale Eskil Vogt – con cui firma le sceneggiature dal primo film – scrivevano la storia.
«Di tutti i miei film, questo è quello per cui il maggior numero di persone mi ha avvicinato dopo le proiezioni raccontandomi delle proprie famiglie. Mi sono sentito visto», ha confessato. «Volevo mostrare queste due sorelle che si rendono conto di non avere più un tempo infinito con il padre», ha spiegato. «La casa è testimone di questa consapevolezza. È anche cinematograficamente ricchissima. Sembra un personaggio che ha attraversato il Novecento».

Stellan Skarsgård e Renate Reinsve in Sentimental Value (foto ufficio stampa)
La recensione di Sentimental Value
Trier, come il suo film, non svela mai le carte in anticipo. Ogni personaggio porta con sé la propria zona d’ombra, ogni scena apre più porte di quante ne chiuda. Sentimental Value è un film profondamente europeo, nel senso migliore del termine.
La sceneggiatura e la regia sono la base solida sulla quale gli attori – soprattutto padre e figlie – riescono a costruire performance straordinarie. Sono loro il vero motivo per cui guardare il film. Per quanto a volte Trier sia un po’ didascalico (la metafora della casa viene esplicitata con le fondamenta che realmente stanno sprofondando), riesce con Reinsve a farci partecipi del dolore e della diffidenza di Nora. Come, con un meraviglioso Skarsgard, riesce a mostrare i (rari) momenti di consapevolezza di Gustav. Che si accorge di essere (stato) un pessimo padre, ma non lo capisce fino in fondo. Ed è nel saper stare in quel solco sottilissimo che si riconoscono i grandi film. Da vedere assolutamente.
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