Abbiamo perso il controllo della vita e ci siamo rifugiati nel girovita (o meglio, nel potere che una cintura ha di evidenziarlo, centrando subito il punto focale del look). In questa primavera/estate 2026 la parte del corpo che vuole essere guardata non è più il volto, già troppo trafficato, né la gamba, ormai amministrata dal Pilates, né la borsa, che da anni si comporta come una piccola monarchia portatile. È il punto vita.
Letizia di Spagna: l’abito low cost trasformato da una cintura
Me ne sono accorto camminando, con quella mia educata maleducazione da osservatore urbano: una ragazza aveva una cintura bassa e svagata, un’altra la strizzava alta come si stringe un’opinione quando non la si vuole discutere, una terza ne portava due.
Dimmi che cintura porti e ti dirò chi sei
E lì ho capito che la faccenda si faceva seria. Il girovita non deve essere perfetto, deve essere leggibile: una cintura bassa dice che non hai fretta e forse nemmeno scrupoli; una cintura alta sottolinea che hai opinioni e le fai pagare; due cinture affermano che possiedi il gusto raro di sapere quando l’eccesso smette di essere errore e comincia a essere biografia. Tre cinture, francamente, confessano che non ti interessa più essere capita. E questa è una forma di lusso che rispetto molto.
Da Max Mara a Ferragamo, tuti i modi di indossarla
La prova regina la firma Schiaparelli, che ha infatti una Triple Western Belt, cioè proprio tre cinture una sull’altra, come se il busto avesse aperto una succursale del surrealismo con reparto ferramenta deluxe. Da Versace le cinture pendono molli sui jeans alti, con quella sensualità del mattino dopo, in cui niente è davvero disfatto ma tutto lo sembra.
Da Ferragamo la vita è segnata con accessori che attraversano le giacche sartoriali e le tuniche Anni 20 e, la sera, si mostrano come una linea di comando molto educata. Da Max Mara la zona tra seno e ombelico si apre e viene interrotta da sottili elastici neri, un rococò messo in punizione. Da Emporio Armani penzolano cinghie sfrangiate, come se la viaggiatrice avesse ancora addosso un vento molto ben educato. Da Dolce&Gabbana il pigiama maschile si incontra con bustier e corsetteria e il girovita diventa il punto esatto in cui il languore si mette finalmente in ordine.

Tailleur con cintura sottile a contrasto, Victoria Beckham P/E 2026.
Più forme segnate e meno pigrizia imprecisa
Il motivo per cui la cintura torna adesso è molto semplice e un po’ perfido. Dopo stagioni di silhouette rilassate, larghe, prudenti, vagamente terapeutiche, la moda ha deciso che era tempo di ritrovare un centro. Non necessariamente una vita da vespa, ma una vita dichiarata. Dopo anni in cui il corpo era nascosto, dilatato, negato, impacchettato in silhouette vaste come monolocali, adesso si vuole di nuovo un asse, un luogo preciso. Le tendenze della stagione parlano chiaro: più individualità, più gioco, più colore, più texture, più forme segnate e meno pigrizia imprecisa.
Fuori dalla moda, intanto, si parla da mesi di autostima e perimetri personali. La cintura fa una cosa deliziosamente semplice: trasforma un discorso psicologico in un gesto sartoriale. È un confine con fibbia. Un orgoglioso limite di diametro minimo conquistato a dosi di Ozempic e palestra, che nella sua facile circumnavigabilità dichiara “qui-finisco-io-e-cominciala mia-leggenda”.
E così il punto vita diventa il nuovo status symbol carnale non più di un corpo perfetto, che è un concetto estenuante e per di più provinciale, ma di un corpo editato. In un’estate di abiti leggeri, pigiami promossi a tailleur allentati, jeans rilassati, top aperti e silhouette afflosciate, la cintura sposta lo sguardo dove la figura smette di essere generica e diventa racconto. È qui che la faccenda si fa deliziosamente acida. Della vita vera non sappiamo più che fare. È lunga, costosa, sentimentale, intermittente, piena di attese, di algoritmi, di messaggi vocali da quattro minuti e di giornate che non si chiudono mai bene. Il girovita, invece, si lascia stringere, allentare, fotografare, commentare. La vita ci sfugge, il girovita si cinge. E la moda, sempre così materna nei suoi sadismi, sembra suggerire proprio questo: se non riesci a rimettere in ordine la vita, almeno rimetti in ordine il girovita. La prima resta ingestibile. Il secondo, per fortuna del lusso, no.

La doppia cintura dalla sfilata primavera/estate 2026 di Michael Kors Collection.
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