A Pietrasanta, città di marmo, atelier e scultori, Igor Mitoraj torna idealmente a casa. Il Museo Mitoraj apre al pubblico il 6 giugno 2026 con la mostra inaugurale Mitoraj. Present, curata da Frank Boehm, e nasce in un luogo molto concreto della vita cittadina: l’ex mercato comunale, un edificio modernista del 1968 firmato da Tito Salvatori, oggi trasformato dallo studio OBR di Paolo Brescia e Tommaso Principi in uno spazio trasparente, attraversato dalla luce. La prima impressione è proprio questa: luce ovunque. La struttura in vetro lascia entrare il giorno e rende le sculture meno distanti, meno museali nel senso tradizionale del termine. I volti bendati, i busti spezzati, le bocche monumentali, i corpi classici feriti sembrano abitare uno spazio aperto, quasi urbano. Non solo opere grandi, però. Il percorso mostra le molte sfaccettature dell’artista: sculture monumentali, lavori più intimi, gioielli, miniature, mosaici. Più avanti, al piano inferiore, arriveranno anche alcuni suoi quadri, per completare il racconto di una ricerca più ampia di quanto spesso si immagini.
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Un ex mercato diventato museo
Il Museo Mitoraj occupa il posto del vecchio mercato di Pietrasanta. Una scelta significativa, perché restituisce alla città un edificio nato per la quotidianità e lo trasforma in un luogo culturale senza cancellarne del tutto la vocazione pubblica. Tra la stazione ferroviaria e il centro storico, il nuovo museo ridisegna una piccola porzione di Pietrasanta. L’ingresso su via Oberdan si apre su una piazza verde dove convivono Corazza, scultura monumentale in bronzo di Mitoraj, e un grande ulivo secolare, uno degli alberi più amati dall’artista.

Il museo Mitoraj a Pietrasanta (Louis de Belle)
Il progetto architettonico di OBR lavora sulla trasparenza. Di giorno il museo è una scatola luminosa, aperta. Di sera, secondo l’idea dei progettisti, diventa una lanterna urbana. Non è un dettaglio secondario: l’arte di Mitoraj, così legata alla memoria dell’antico, alla rovina e al frammento, viene qui immersa in uno spazio contemporaneo, pieno d’aria.
Mitoraj e Pietrasanta, un legame profondo
Per capire il senso di questo museo bisogna uscire dalla sola logica della mostra. Mitoraj non arriva a Pietrasanta da estraneo. Scomparso nel 2014 e sepolto proprio qui, aveva stabilito nella cittadina toscana il proprio studio fin dagli anni Ottanta, lavorando con il tessuto artigianale locale, tra marmo e bronzo, fonderie, laboratori e maestranze.

Un ritratto di Igor Mitoraj (Getty Images)
È a Pietrasanta che la sua idea di scultura trova una dimensione produttiva e affettiva. La città lo ha accolto e continua ad amarlo. Basta camminare per le sue vie per incontrarne la presenza. In piazza del Centauro, l’opera omonima, porta nel cuore del borgo una delle sue figure più potenti. Sulla facciata della chiesa di Sant’Agostino, l’Annunciazione in bronzo occupa la lunetta del portale. Anche la sala comunale conserva affreschi donati dall’artista. Per questo il museo non appare come un monumento postumo, ma come una forma di continuità.
La mostra Mitoraj. Present
La mostra inaugurale presenta per la prima volta la donazione di 69 opere fatta da Jean-Paul Sabatié, erede dell’artista e presidente della Fondazione Museo Igor Mitoraj. È un nucleo importante, capace di attraversare materiali, scale e linguaggi diversi: marmo, bronzo, resina, gioielli, opere monumentali e lavori di dimensioni più intime. Tra i pezzi più significativi c’è Bocca della rocca bianca, scultura in marmo apuano del 1985, quasi mezzo quintale di materia in cui si condensa una delle tensioni centrali dell’opera di Mitoraj: quella tra perfezione classica, decadenza, rovina e sensibilità contemporanea.

Bocca della rocca bianca (Nicola Gnesi)
Accanto alle opere più imponenti compaiono creazioni minuscole come Torso bijoux, gioiello in argento dorato del 1977. Ed è proprio questo passaggio di scala a sorprendere. Mitoraj resta riconoscibile anche quando riduce la monumentalità a oggetto prezioso. Il frammento, il busto, la bocca, il volto, il torso non sono mai solo citazioni dell’antico. Sono immagini di una bellezza ferita, sospesa tra forza e vulnerabilità.
Una visione oltre l’omaggio
Alla guida del museo c’è Frank Boehm, architetto e curatore, già direttore del Museum Insel Hombroich vicino a Düsseldorf. Una figura discreta, riservata, con una precisione nordica e una gentilezza senza enfasi. Parla del museo e di Pietrasanta con l’aria di chi non vuole occupare la scena, ma costruire un progetto nel tempo. Il suo obiettivo è fare del Museo Mitoraj non solo un luogo dedicato all’artista, ma anche un centro per la scultura contemporanea internazionale. Un ruolo fondamentale lo ha Jean-Paul Sabatié, compagno di Mitoraj, erede dell’artista e presidente della Fondazione. È grazie alla sua donazione se il museo può partire da un nucleo così consistente di opere.
Un centro per l’arte contemporanea
Il nuovo museo non nasce per essere soltanto un omaggio. La Fondazione ha l’obiettivo di studiare e valorizzare l’opera di Mitoraj, ma anche di promuovere mostre e progetti legati all’arte contemporanea. La prima mostra è quindi un punto di partenza, non un punto d’arrivo. È una scelta coerente con il territorio. Pietrasanta è uno dei luoghi più importanti in Europa per la lavorazione del marmo e del bronzo, una città dove l’arte non è solo esposizione, ma anche produzione, mestiere, collaborazione tra artista e artigiano. In questa prospettiva, il Museo Mitoraj può diventare qualcosa di più di un nuovo indirizzo culturale: una piattaforma viva, capace di collegare passato, presente, materia e ricerca.
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